Giovedì 19 Ottobre 2017 | 12:42

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NOMADI A RIMINI

No all’odio e alla intolleranza

Seminare terrore fa male alla città

Il campo nomadi di via Islanda

Quando ero ragazzino, oggi sono già un po’ vecchio, alcune letture sull’India mi avevano colpito per una notizia alla quale facevo fatica a credere e che mi aveva procurato dolore e rabbia.
L’India come tutti sanno è divisa in quattro caste.
C’è poi una “fuori casta”, non appartenente alle quattro, che è quella degli “intoccabili” o dei “paria”.
Svolgono mestieri ritenuti impuri, devono stare a venti metri dalle persone appartenenti alle quattro caste. Neppure la loro ombra può essere calpestata, perché anch’essa impura.
Esseri umani come noi per i quali provai subito un sentimento di solidarietà e compassione.
Chi mi legge avrà capito dove voglio arrivare. E ci arrivo subito.
Provo la stessa rabbia e lo stesso sentimento di solidarietà per quelle famiglie di Sinti, e non di zingari, parola abolita nei Paesi civili, e che vengono considerati nella nostra città peggio dei paria, degli intoccabili.
Peggio perché non li vuole nessuno vicino a casa loro. Quindi di fatto non dovrebbero esistere se è vero che nessuno li vuole.
Se non li vuole nessuno, dove debbono andare?
Dove possono fermarsi?
I Sinti di Rimini sono tutti cittadini italiani che abitano a Rimini da anni e i cui figli hanno diritto di andare a scuola e i cui genitori, come tutti noi, hanno diritto di essere curati nelle nostre strutture .
L’odio e l’intolleranza contro i nomadi, che si manifestano nel nostro Paese anche con atti di violenza, sono un segnale preoccupante.
A Follonica, due dipendenti di un supermercato, hanno rinchiuso due donne nomadi nella gabbia dell’immondizia e ridevano sentendole urlare. Sono state filmate e hanno pubblicato su facebook questa vergogna dell’umanità e “rimediato” oltre trentamila “Mi piace”.
Ma ancor più inquietante e crudele è stata la dichiarazione abominevole di Salvini, che tralascio di citare perché provoca brividi di orrore. Nei campi di sterminio i nazisti rinchiudevano nelle gabbie degli esseri umani e li costringevano a fare i cani e l’episodio è preoccupante. Auschwitz è cominciato cosi. Di gradino in gradino si potrebbe arrivare all’ultimo gradino di una scala in cima alla quale, in un prossimo futuro, potremmo trovarci di fronte ad una nuova Auschwitz.
E non si pensi che non possa succedere ancora perché tutto è cominciato così con gli ebrei e anche con gli zingari e 700mila di loro finirono nei forni crematori.
Quei cittadini che non li vogliono vicino a casa loro e che si dichiarano di non essere razzisti, mi dicano, per favore, quando una persona è considerata un razzista.
Vorrei dire a questi cittadini che non credano che nella nostra città tutti la pensino come loro. Prima o poi faranno sentire la loro voce.
Vorrei esprimere un sincero apprezzamento per le ferme parole del sindaco Andrea Gnassi e per la sua volontà di andare avanti facendo rispettare i principi e i valori contenuti nella nostra Costituzione nei confronti dei suoi cittadini, come lo sono le famiglie dei Sinti. Su questo fronte non può essere lasciato solo e spero che le forze sociali, culturali, religiose, economiche e politiche di questa città facciano sentire la loro voce.
Vorrei anche esprimere la mia solidarietà alla Vice Sindaco Gloria Lisi che, nell’esercizio delle sue funzioni istituzionali, è stata volgarmente e vilmente insultata solo perché esprimeva idee di solidarietà e impegno per cercare di risolvere civilmente questo problema.
Quello di cui stiamo parlando è anche una questione di civiltà.
Ci sono troppi pregiudizi nei confronti delle comunità nomadi.
Il più squallido è quello della sporcizia: i nomadi, compatibilmente ai servizi che vengono loro offerti ed alle caratteristiche delle aree dove vengono spesso relegati, sono pulitissimi. Anche gli ebrei venivano giudicati sporchi e non lo erano.
Nel maggio del l981 insieme a Sandro Sistri facemmo un’indagine sui Sinti e Rom di Rimini, indagine pubblicata sul periodico riminese Il Quindicinale.
Fu l’occasione per frequentarli, essere ospitati sotto le loro tende, ascoltare i loro problemi, conoscere la loro storia e le loro tradizioni.
Ci dissero che il pregiudizio più pericoloso per loro è quello del furto.
Ci dissero anche, con grande sincerità, che qualcuno di loro ruba, come del resto i “gaggi”, come chiamano noi.
C’è qualche “gaggio” che ha mai dichiarato di rubare?
Erano orgogliosi di dirci che è l’unico popolo, nella storia dell’umanità, che non ha mai fatto una guerra.
Dobbiamo fare di tutto per interrogare la nostra coscienza affinché siamo spinti a riconoscere valori umani, sociali, anche in culture disprezzate, emarginate, trascurate e a volte violentate, come è successo in questi giorni a Follononica.
Ma non bisogna arrendersi.
Quelli che vengono chiamati “zingari” appartengono certamente al gruppo più emarginato: perseguitati nei secoli restano da oltre 500 anni gli ultimi rappresentanti del più antico stadio umano: quello del nomadismo, prima della sedentarizzazione.
Essi continuano ancor oggi a viverlo con testardaggine e proseguono il loro cammino, decisi a mantenere le loro tradizioni e, almeno, io li sento ancora come il simbolo di una libertà perduta.
* Ex presidente del Consiglio comunale di Rimini

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