Lunedì 23 Ottobre 2017 | 02:29

IL COMMENTO

Seminare terrore fa male alla città

Seminare terrore fa male alla città

Il campo nomadi di via Islanda

Dice Gioenzo Renzi che «il campo nomadi di via Islanda va smantellato». Il consigliere di Fratelli d’Italia argomenta che «non pagano le tasse, sfruttano le donne per raccogliere le elemosine e costringono i bambini a rubare». A parte il dettaglio che la responsabilità penale in uno stato di diritto è soggettiva e non etnica, si può ragionevolmente considerare che sparando nel mucchio non va lontano troppo dal vero.

Quelli che vengono definiti nomadi vivono da decenni in un letamaio a cielo aperto, dove le condizioni igienico-sanitarie, di sicurezza e ordine pubblico sono da brivido. Dice bene Renzi, il campo nomadi va smantellato.

Il problema è come. Strillare che va abbattuto a colpi di ruspa garantisce un titolo sui media che soffiano sul fuoco, contribuisce ad alimentare un po’ di odio sociale ma non porta alla soluzione al problema.

Un domani le baracche del campo le si potranno anche abbattere ma prima vanno trasferiti gli occupanti, molti dei quali nati a Rimini e cresciuti nelle scuole della città. Trovare loro una sistemazione alternativa alla baraccopoli di via Islanda è una condizione necessaria, non facoltativa, altrimenti si resta nel campo della propaganda dannosa e fine a se stessa evitando la strada della politica al servizio dei cittadini.

Il piano delle tre macro aree poi diventate tante micro aree per i nomadi, proposto dalla vicesindaca Gloria Lisi, che avrebbe il finanziamento parziale della Regione, potrà non essere il migliore possibile, per carità, ma allora vale la pena di discutere di alternative percorribili. Organizzare il terrore nei quartieri in cui dovrebbe essere destinata una famiglia di sinti o rom, come stanno facendo in troppi, non può e non deve rientrare nei compiti dell’opposizione: è populismo, è demagogia, è ciò che ai riminesi non serve.

Alla città serve smantellarlo davvero quel campo in cui la legalità è sospesa, consentendo a chi lo abita di diventare cittadino a tutti gli effetti, a beneficio proprio e della collettività.

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