Martedì 27 Settembre 2016 | 08:59

FRANE

QUEI CITTADINI FIGLI DI UN DIO MINORE

QUEI CITTADINI FIGLI DI UN DIO MINORE

Se serve un’immagine per sintetizzare le politiche nei confronti di montagna e collina degli ultimi anni non si deve lavorare di fantasia. E’ sotto gli occhi di tutti ed è quella della frana. Da Gemmano a San Leo, da Roncofreddo a Predappio, da Casola Valsenio a Castel Del Rio. Risalendo la via Emilia e guardando verso monte si ha come un senso di abbandono. Le popolazioni della collina e della montagna devono convivere con servizi sempre più scarsi; le centinaia di frane di questo ultimo mese complicano un’esistenza già complicata.

La colpa non è certo dei sindaci dei comuni, in certi casi impegnati sette giorni su sette per pochi spiccioli al mese. La colpa è di quella politica che ha deciso di ragionare in termini privatistici anche quando si parla di scuola, di sanità, di strade, di difesa del territorio, di ambiente, di diritti... Le frane e gli enormi costi che oggi dobbiamo affrontare si potevano in gran parte evitare con un maggiore impegno nei confronti del territorio.
Ma oggi va di moda la forbice. Tagli di qua e tagli di là. Così sono state fatte fuori le Province e così vogliono eliminare anche la Forestale. Certi tagli però potrebbero costarci molto più di quel che risparmiamo, perché riparare i danni costa più che mantenere in ordine. Per aiutare le casse dello Stato non serve eliminare i servizi ma spendere meglio le risorse pubbliche. Più che aumentare il prelievo fiscale serve rivolgersi agli evasori e a certi fatturati poco tassati (da alcuni tipi di gioco d'azzardo ai grossi big di Internet che hanno sede legale all'estero). Invece si continua a parlare di eventi meteo eccezionali quando ormai più che “eccezionali” sono “cronici”.
Quel che rimane è la sensazione che gli abitanti delle nostre colline e delle nostre montagne siano trattati come cittadini di serie B. Insignificanti per ottenere grandi consensi elettorali. Così gli si può dare le discariche ma non le strade, le scuole o altri servizi. Eppure un'entroterra ben servito, tenuto in ordine e valorizzato sarebbe una ricchezza per tutti. Basti pensare al turismo e all'agricoltura. Così oggi ci ritroviamo le frane del territorio e la decomposizione delle Province. I piccoli Comuni, anche loro tagliati nelle risorse e messi in discussione nella loro stessa esistenza, possono fare ben poco. Stato e Regione riusciranno a dare risposte? Riusciranno a indicare tempi certi per riportare questi territori e la vita di queste comunità alla normalità? Le prime risposte concrete devono arrivare da Bologna. 

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