La Cultura sgradita all’Islam
CENSURA
La Cultura sgradita all’Islam Ci risiamo è stata lanciata l’ennesima fatwa aculturale e a farne le spese è l’autore del romanzo I fiori del Giardino di Allah, considerato offensivo del Profeta. La sentenza emessa da un ayatollah iraniano colpisce un connazionale di rango elevato nella società persiana, costretto all’estero e ad usare uno pseudonimo, e di riflesso le Edizioni Anordest di Treviso per via di un volantino di minacce in arabo e italiano trovato a Milano. E’ scattata la protezione per la casa editrice e l’ attenzione per chi curerà la vendita. I precedenti non mancano; scrittori, vignettisti, registi, stampa, ecc., attentati e vittime mortali. Il 2011 ci ha riservato alcuni episodi oscurantisti; cito ad esempio la censura della Giostra del Saracino di Arezzo considerata politicamente inopportuna (?) nei confronti dei musulmani da un Alto Ufficio, una tradizione medievale come tante altre risalenti alle scorrerie moresche che qualche burocrate pedissequo vorrebbe alterare nella sostanza. Insomma stupri storici di usanze sacre e profane tramandate e, mi si consenta, proficue per il turismo culturale. Questa deliberazione del muftì può benissimo essere adottata da ministri del culto islamico per indottrinare i praticanti nelle moschee. Tutto ciò non sorprende e ne è consapevole la docente Valentina Colombo che nel 2010 ha pubblicato “Vietato in nome di Allah”; un’ excursus sulla censura nell’Islam che è approdata anche in Europa investendo i Tribunali. Magdi Cristiano Allam, giornalista e scrittore, ne sa qualcosa. Pertanto sull’esempio di Ayaan Hirsi Ali, autrice di “Non sottomessa” e come tanti altri che con coraggio hanno varcato i limiti del proibito islamico, il mio invito a riflettere e a non subìre passivamente anche acquistando il libro in questione. Recentemente a Cesena qualcuno ha parlato di civiltà.Sergio Villa
Cesena
